DOCUMENTI
IL DOPO ELEZIONI
RISULTATI A CALTAGIRONE
Partiti |
Voti |
% |
Pdl |
4.932 |
35,4 |
Lega Nord |
17 |
0,1 |
Pd |
4.134 |
29,7 |
Idv |
539 |
3,9 |
Udc |
858 |
6,2 |
Prc-Pdci |
264 |
1,9 |
Sin. e Lib. |
516 |
3,7 |
La Destra-Mpa-Pens-Adc |
2.419 |
17,4 |
Lista Bonino-Pannella |
151 |
1,1 |
Fiamma |
86 |
0,6 |
Lib. Dem. - Maie |
12 |
0,1 |
Perché con la sinistra della libertà
di Achille Occhetto
Sab, 21/03/2009 - 07:50
“A vent’anni dalla svolta della bolognina – mi è stato chiesto – come si sente ad appoggiare la lista di “sinistra e libertà” e stare con molti come Vendola che allora si schierarono contro quella svolta?" Rispondo senza esitazione che allo schieramento che oggi porta il nome di “sinistra e libertà” ci si può arrivare per vie diverse, e pertanto non pretendo che la strada da me percorsa sia la stessa di quella di altri compagni. Mi preme tuttavia sottolineare che la mia attuale collocazione è del tutto coerente con quanto ho sognato nei giorni della Bolognina. E questo per tre motivi fondamentali.
Il primo, è che anche allora l’obbiettivo era quello di dar vita a un nuovo partito della sinistra, a una nuova formazione politica profondamente democratica,laica e libertaria;una formazione politica che raccogliesse il meglio di tutte le tradizioni riformatrici di cui è ricca la sinistra italiana: da quella laica risorgimentale, a quella socialista e comunista fino al riformismo cattolico e alle nuove culture ecologiste.
In sostanza, nella mia visione, come ho avuto più volte modo di ricordare,si trattava di uscire da sinistra dalle rovine del cosiddetto socialismo reale. Io sono ancora coerente con quella idea. Se ne è invece allontanata quella parte del gruppo dirigente dei Ds che ha preferito cancellare la parola “sinistra”, proprio quella stessa parola che oggi cerchiamo faticosamente di fare rinascere.
Ma ecco il secondo motivo: ciò che in particolar modo mi avvicina a “sinistra e libertà” è quell’altra bellissima parola, la parola libertà. Non a caso. Proprio nella “Dichiarazione di intenti” con la quale si dava vita al “Partito democratico… ma della sinistra” ( Pds ) scrivevo dell’esigenza che la sinistra recuperasse la parola libertà e che quella parola – a noi sacra – non dovesse essere lasciata alla destra che l’avrebbe – come è avvenuto – calpestata e sfigurata.
E aggiungevo che le tragedie e le sconfitte della sinistra del novecento erano in gran parte dovute al fatto che due importanti parole che stavano scritte sulle bandiere della rivoluzione francese – uguaglianza e libertà – erano state separate.
Anzi, avevano combattutol’una contro l’altra.
In oriente si era scelta l’uguaglianza contro la libertà, e non si è realizzata nessuna delle due; in occidente si è combattuta l’uguaglianza nel nome della libertà, con lo stesso esito deludente.
Ho detto ieri e ribadisco oggi che non c’è uguaglianza e nemmeno democrazia se alla base non viene collocata una visione più alta di tutte le libertà individuali e collettive.
Ne consegue che oggi dobbiamo perseguire una sintesi più coerente possibile tra le cosiddette libertà formali e quelle sostanziali. Non è più lecito negare il valore delle libertà formali nel nome del primato di quelle sostanziali e viceversa.
Quella sintesi più alta la si trova nella libertà reale. Ma la libertà è reale se muove nella direzione della effettiva liberazione umana.
Liberazione da tutti gli impacci, discriminazioni e disuguaglianze. Liberazione dai drammi della disoccupazione e del precariato, liberazione dall’ignoranza e da ogni forma di alienazione materiale e spirituale; liberazione per miliardi di uomini del pianeta dalla fame, dal genocidio, dalle malattie e dalle epidemie endemiche.
Liberazione effettiva della donna in conformità con la nuova cultura del movimento femminista di liberazione e non di astratta perequazione.
E sopra ogni cosa: liberazione dalla violenza e dalla guerra, da tutte le guerre.
Il terzo motivo del mio impegno con questa sinistra libertaria sta nell’esigenza di una più generale liberazione umana dalla paura, che oggi ha il suo fondamento primordiale nella difesa e salvezza del pianeta dalla catastrofe. Lo schieramento che si raggruppa attorno a sinistra e libertà è uno schieramento rosso-verde.
L’ecologismo è parte integrante dell’essere di sinistra oggi, e la sinistra non può che essere ecologista.
Anche questo sognavo vent’anni fa con la svolta. Altri ci sono arrivati per vie diverse.
La cosa più importante è che oggi stiamo insieme.
E per domani speriamo in qualcosa di più unito e di più grande
Comunicato stampa
Le forze politiche componenti l’alleanza che sostiene l’amministrazione Pignataro, si sono riunite per avviare una comune valutazione del quadro politico e della situazione amministrativa.
La destra al governo, incapace di affrontare una crisi economica senza precedenti, cavalca l’insicurezza colpendo i ceti più deboli e tenta di dar corpo a una "tirannia della maggioranza", aprendo conflitti con il Capo dello Stato e la magistratura, riducendo le funzioni del Parlamento, sferrando un attacco frontale alla Costituzione e ai diritti fondamentali di cittadini e lavoratori.
In questo quadro, le forze di opposizione hanno l’obbligo di salvaguardare legittimità democratica e diritti universali dei cittadini, costruendo in Parlamento e nel Paese un’alternativa intransigente a un centrodestra che intende determinare gravi fratture sociali e una profonda rottura costituzionale.
Fare intese con chi piccona le istituzioni, com’è accaduto sulla riforma per le europee, è un errore perché una legge elettorale non si fa a 4 mesi dal voto, perché così più che semplificare il quadro politico si determina l’esclusione di forze politiche significative dal Parlamento europeo, perché costituisce un cedimento a una maggioranza priva di senso dello Stato.
Stessa considerazione vale per l’intesa raggiunta all’ARS: elevare al 5% lo sbarramento elettorale nei comuni con più di 10000 abitanti, più che superare la frammentazione, rischia di cancellare dai consigli di Comuni e Province la rappresentanza di forze politiche essenziali.
Oggi più che mai il Paese ha bisogno di atti istituzionali e comportamenti politici chiari.
A Caltagirone, in un tempo in cui gli schieramenti sono cartelli elettorali, le forze di centrosinistra testimoniano coi fatti di essere alleanza politica dandosi una sede di confronto permanente in grado di interagire, nel rispetto della reciproca autonomia con il complesso dei soggetti istituzionali, per contribuire a una più consapevole e armonica azione di governo della città.
Non si tratta solo di lealtà fra alleati. È condivisione di progetto, rispetto dell’impegno assunto con gli elettori, superamento di divisioni che hanno minato altre esperienze di governo, moralità politica.
Facciamo appello a tutti i cittadini perché riflettano su quanto accade, mobilitandosi per difendere la democrazia, la Costituzione, l’ambiente, i beni e i diritti individuali e collettivi, partecipando per qualificare e proiettare nel futuro un’originale esperienza politica e amministrativa.
Caltagirone, 4 marzo 2009
Partito Democratico–Partito Socialista–Rifondazione Comunista–Sinistra Democratica
Per me la Sinistra di Darwin Pastorin (Dom, 21/12/2008 - 21:50
Per me la sinistra è prendere per mano la persona che mi sta accanto,
non avere paura di camminare per le strade,
vedere negli occhi di chi viene in Italia a cercare una speranza
gli stessi occhi dei nostri padri e dei nostri nonni
che quella speranza la cercarono pochi anni fa
non un secolo fa,
in viaggi di nevi e lacrime
verso un altro luogo, un altro orizzonte,
reduci dalla fame, dalla luce nera, dalle macerie.
Per me la sinistra è la forza della memoria,
la cicatrice che diventa comprensione.
il dolore che si trasforma in tolleranza,
il passato che è una porta spalancata sul futuro,
sono i nostri figli
la nostra voglia di libertà, di pace,
di nuvole da contare e raccontare.
Per me la sinistra è la terra dura, la zappa del contadino,
lo studio per tutti,, il razzismo sepolto dai colori,
un fiume che si chiama giustizia,
l’allegria di essere per gli altri e con gli altri.
Insieme. Uniti. Felici
Ordine del giorno su Gaza approvato dalla Direzione di Sd il 10 gennaio 2009
Costruiamo una speranza di pace in Palestina
Sinistra Democratica aderisce all’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta” promosso da La Tavola per la Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, e sarà ad Assisi il prossimo 17, e sostiene le iniziative per la pace in Medio Oriente a cominciare da quella dell’11 gennaio a Roma e da quella indetta dalla Cgil regionale del Lazio per mercoledì 14 gennaio sempre nella capitale.
Cessare il fuoco senza condizioni, fermare il massacro di civili e di bambini, consentire gli aiuti umanitari, ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, stop al lancio di missili sul territorio israeliano sono le nostre parole d’ordine per l’immediato.
Parole condivise da tante forze ed i n sintonia con la stragrande parte del Paese e del mondo e presenti nella risoluzione dell’Onu.
Avremmo voluto registrare ben altro protagonismo dell’Italia in questa crisi ma l’appiattimento del Governo Berlusconi e del ministro Frattini sulle ragioni di una sola parte, atteggiamento quest’ultimo che ha toccato anche settori dell’opposizione ed esponenti di primo piano del Pd, hanno finito per rendere ininfluente il ruolo del nostro Paese.
Lavorare per una pace duratura in Medio Oriente comporta, poi, ben altra determinazione e coerenza da parte della comunità internazionale e soprattutto di Stati Uniti ed Europa.
Porre fine alla costruzione delle colonie in Cisgiordania, fine dell’isolamento di Gaza, riunificazione politica dei palestinesi sono i presupposti per riprendere un percorso che avrà credito solo se fisserà obiettivi e tempi certi. L’obiettivo è quello della costruzione dello stato palestinese entro i confini del 1967, i tempi avrebbero dovuto essere entro il 2008, è ancora possibile ancora non discostarsene troppo.
Solo questo esito potrebbe dare sicurezza esterna ed interna ad Israele obiettivo che perseguiamo con altrettanta determinazione e che ci distingue dall’unilateralismo ideologico presente in settori della stessa sinistra.
su queste posizioni invitiamo i nostri iscritti e le nostre organizzazioni a non risparmiare sforzi in queste ore per far tacere le armi e per riapre una speranza di pace in Palestina
Ordine del giorno della Direzione di Sd approvato il 10 gennaio 2009 : Crisi, questione morale, vuoto di opposizione. L’Italia ha bisogno di Sinistra
La crisi finanziaria esplosa in questi mesi nelle borse di tutto il mondo, oggi sparisce dai titoli dei giornali per rivelare la sua reale dimensione di crisi economica e più ancora di crisi sociale. Entra ogni giorno di più nella vita materiale di ogni singola persona, di ogni famiglia, divora il bisogno di speranza e lo stesso senso di futuro di ogni giovane che guarda alla propria formazione come allo strumento primario per costruirsi una vita degna.
Esposto più di tutti è il mondo del lavoro che ha visto perdere via via dentro il ciclo capitalistico di questa lunga fase oggi rivelatosi fallimentare, dignità e diritti, sicurezza e salario e ha visto invece crescere a dismisura precarietà e sfruttamento.
Mentre in America, epicentro della crisi, Barak Obama si appresta a dare inizio alla propria presidenza con un progetto economico e sociale che può segnare, se applicato, una discontinuità e un’alternativa per la realtà di quel paese, mentre i governi dei più importanti stati europei tentano di mettere in atto una risposta capace di contrastare la fase recessiva che si è aperta, l’Italia corre il serio rischio di essere l’unico tra i grandi paesi a non avere, dinanzi alla crisi, un piano d’azione che indichi come uscirne. La destra che oggi governa non dice parole di verità e indulge all’incoraggiamento di un ottimismo consumistico che suona offesa a quei milioni di donne e uomini che ogni giorno vedono eroso il proprio tenore di vita, messo a rischio il proprio lavoro, crescere le difficoltà di trovarlo quando manca. Come cresce di giorno in giorno la lista di fabbriche, aziende, imprese che già attuano o annunciano chiusure, ricorsi a cassa integrazione, ridimensionamenti produttivi e occupazionali che già investono lavoratrici, lavoratori, famiglie, territori colpiti nella loro dimensione economica e coesione sociale.
Di fronte ad una crisi di tale portata e complessità il dovere istituzionale di qualsiasi governo democratico dovrebbe essere quello di chiamare ogni parte sociale, economica, politica – ciascuna nel rispetto della propria autonomia di scelta – ad un confronto serio, negli interessi del paese e della sua intera comunità. Sotto attacco è invece quella forza sindacale – la CGIL – che nel corso di questi decenni e principalmente nei momenti di più acuta crisi economica, sociale, democratica ha rappresentato una delle principali risorse negli interessi generali non solo del mondo del lavoro ma dell’intero paese. Il tentativo di isolare e ridimensionare questo sindacato, messo in atto in primo luogo dal governo, è la principale riprova di come la destra intenda uscire dalla crisi spostandone ancora di più il peso dei costi da pagare sul mondo del lavoro e sui ceti più esposti.
Il partito democratico non mette in campo, né nella sede istituzionale, né nella realtà del paese una capacità di opposizione. Dopo aver voluto “correre da solo” ora misura il peso della propria solitudine e impotenza politica. Manca, in ogni aspetto della vita del paese – sia essa la questione economica come quella della laicità dello Stato, la questione ambientale come la politica estera – un reale, efficace punto di vista alternativo di questo partito. Si sommano invece posizioni confuse e contrastanti al proprio interno, che non producono scelte, non indicano prospettiva, non mobilitano energie e partecipazione. Misura invece ogni giorno davanti a sé il grande vuoto da cui è nato. Oggi esso è l’epicentro di una “questione morale” che tocca tante realtà amministrative locali e che segna per questo partito la più acuta questione politica davanti all’Italia. Tutto questo mentre si approssimano elezioni amministrative che dovrebbero costituire – anche di fronte alla crisi economica e sociale – la risposta che il governo locale può e deve dare verso la difesa e il rispetto del territorio, l’espansione dell’welfare locale, lo sviluppo di una politica partecipata che avvicini i cittadini alle loro istituzioni.
La risposta che occorre dare è prima di tutto nei comportamenti reali di chi governa e fa politica, nella convinzione che o essa si fonda su un’etica pubblica condivisa ed estesa, dei singoli come dei partiti, oppure diventa pura conquista, difesa, conservazione del potere ad ogni costo, commistione tra politica e affari. Per questo il primo atto che Sinistra Democratica intende compiere di fronte alla prossima scadenza amministrativa, già nei prossimi giorni, preliminare a qualsiasi programma e alleanza locale sarà quello di chiedere nel maggior numero di città, comuni, paesi la convocazione di consigli comunali aperti, con diritto di parola dei cittadini, per discutere e approvare un protocollo di etica pubblica prioritario per l’azione del governo locale.
La crisi economica e sociale, le pesanti ripercussioni che essa avrà nel nostro paese, l’incapacità del partito democratico di assumere ruolo e funzione alternativa reale all’azione del governo, non fa che riproporre nella sua oggettività il bisogno per l’Italia che si lavori e si faccia nascere un nuovo soggetto politico della sinistra nel nostro paese. Questo è lo scopo per il quale siamo nati e ci siamo costituiti in movimento, questo è il percorso che abbiamo tracciato e seguito duranti questi difficili mesi, riflettendo in profondità sulle ragioni della sconfitta politica ed elettorale dell’anno scorso, riprendendo con forza il perseguimento di questo obiettivo dopo la stagione congressuale delle varie forze della sinistra che l’avevano messo da parte. Ora il percorso è davvero avviato, si estende in tante realtà territoriali, la costruzione di un partito politico della sinistra, praticando il metodo partecipativo più largo ed esteso possibile senza decisionismi verticistici, è nelle cose. Per questo noi ci apprestiamo ad affrontare sia la prossima scadenza elettorale amministrativa sia quella europea del 7 giugno prossimo tenendo fermo il rapporto politico di coerenza tra questo processo già in atto e la lista che ci dovrà rappresentare. Ciò vorrà dire liste della sinistra alle elezioni amministrative, nel rispetto delle singole realtà territoriali. E liste della sinistra nella contesa europea, nel contesto dato dalla legge elettorale con cui si andrà al voto. La lista non è un ancora un partito, né un partito nasce semplicemente da una lista. Ma le liste della sinistra cui lavoreremo daranno coerenza, forza, senso al partito politica della sinistra di cui l’Italia ha bisogno.
Il patto tra il PD e la PdL sulle europee è indecente (SD online sabato 24 gennaio 2009) di Claudio Fava
Sappia il PD che Sinistra Democratica assumerà tutte le decisioni e le iniziative necessarie affinché sia restituita agibilità democratica a tutte forze politiche, per la prossima scadenza elettorale europea.
Lo afferma segretario nazionale di Sinistra Democratica.
Che questa proposta indecente di riforma della legge elettorale per le europee con sbarramento al 4 per cento sia frutto dell’accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno da una parte di pulizia etnica a sinistra e dall’altro di evitare un prevedibile insuccesso elettorale, fa del segretario del PD un campione di cinismo politico.
Se questo accordo del PD con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del PD con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette.
SINISTRA
Fava e Ferrero: così giunte locali a rischio (IL MANIFESTO sabato 24 gennaio 2009)
«Davvero vogliamo augurarci che in relazione a una questione di rilevanza generale, com'è quella che riguarda la legge elettorale, non ci siano persone in cerca di sotterfugi come ladri nella notte. Certo è che, quando risultasse vero Rifondazione comunista ne trarrebbe tutte le conseguenze nel rapporto con il Partito democratico sia sul piano nazionale che locale». Paolo Ferrero lancia un vero e proprio ultimatum al Partito democratico sulle alleanze nelle amministrazioni locali contro la soglia di sbarramento per Strasburgo. In piena sintonia con Claudio Fava: «Che questa proposta indecente - la definisce il coordinatore di Sd - sia frutto dell'accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno da una parte di pulizia etnica a sinistra e dall'altro di evitare un prevedibile insuccesso elettorale, fa del segretario del Pd un campione di cinismo politico. Se questo accordo con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del Pd con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette».
Pd e Pdl d`accordo su sbarramento al 4% (IL TEMPO sabato 24 gennaio 2009)
«No» dei più piccoli
Passo avanti tra Pdl e Pd nel confronto parlamentare sulla riforma della legge europea, per una soluzione che preveda la sola introduzione della soglia di sbarramento.
Ieri, durante il seminario di Eunomiamaster, a Settignano, in provincia di Firenze, il coordinatore di FI Denis Verdini e quello del Pd Goffredo Bettini hanno convenuto sull`opportunità della soglia.
Ma alle aperture da parte di Italia dei Valori e dell`Udc corrisponde un fronte del «no» costituito dai piccoli partiti di sinistra e dalla Destra di Francesco Storace, che gridano all`attentato alla democrazia.
Accusa che i partiti maggiori respingono, anche se alle ipotesi di intesa manca l`ultimo via libera di Berlusconi.
Nella lezione a porte chiuse a 50 giovani manager sul tema «come nasce un partito», Verdini e Bettini hanno a lungo parlato della legge elettorale europea. E sono tornati sulla opportunità di adottare anche nel nostro Paese la soglia di sbarramento.
Il Pdl vorrebbe il 5%, il Pd il 3%, ed ora si ragiona sul 4%, con i partiti impegnati nelle simulazioni. La reazione dei piccoli partiti è stata netta: il segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini parla di «accordo sottobanco» e di «assassinio della politica».
Grazia Francescato, portavoce dei Verdi, accusa il Pd di essere «complice del Pdl nello spegnimento della democrazia».
L`argomento più forte lo usano Claudio Fava (Sd) e Paolo Ferrero (Prc), che minacciano la rottura con il Pd nelle elezioni locali, che si terranno in concomitanza alle europee il 6 e 7 giugno.
VELTRUSCONI LEGGE ELETTORALE (IL MANIFESTO sabato 24 gennaio 2009)
La guerra sporca sulle europee
Pdl a un passo dal sì allo sbarramento taglia-piccoli Il dialogo «bipartisan» entra nel vivo. Il catalogo è questo: intesa a due sulla riforma elettorale taglia-piccoli in Europa, spartizione dei posti Rai e sì al federalismo fiscale M. Ba.
In zona Cesarini, sul filo di lana, torna la legge-tagliola per le elezioni europee. «Il tempo per farla c'è ma la decisione deve essere presa ai massimi livelli», cioè da Berlusconi, spiega un deputato del Pdl espertissimo di materia elettorale come Peppino Calderisi.
La partita a palla avvelenata in corso da mesi attorno alla soglia di sbarramento per Strasburgo e l'abolizione delle preferenze sembra infine arrivata al punto di svolta. L'ultima parola, ora, spetta a Silvio Berlusconi, che in serata ha ricevuto a palazzo Grazioli il capogruppo Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto.
Il centrodestra, contrariamente alle divisioni dei giorni scorsi, sembra aver sposato la linea «veltroniana» della soglia di sbarramento al 4% approvata nel caminetto allargato del 19 dicembre scorso, rinunciando, seppure molto a malincuore, all'agognata blindatura delle candidature attraverso le liste bloccate. L'ipotesi è stata ribadita ancora ieri a porte chiuse a Firenze (in un seminario intitolato, curiosamente, «come nasce un partito») tra Denis Verdini e Goffredo Bettini. Il coordinatore di Forza Italia e il braccio destro di Veltroni hanno concordato: lo sbarramento si può fare. E la soglia al 4%, come alla camera nel «porcellum», sembra calibrata apposta sui sondaggi e cancellerebbe con un tratto di penna tutta la galassia rosso-verde a sinistra del Pd più le tantissime mini-formazioni che ruotano dentro o attorno al centrodestra (Nuovo Psi, Dca, Pli, Pri, la Destra, l'Udeur di Mastella, etc., etc.).
La possibile intesa «taglia piccoli» appare tanto più insensata dal punto di vista istituzionale perché a Strasburgo, com'è noto, non c'è da garantire nessuna governabilità ma solo dare rappresentanza alle diverse culture politiche europee, raccolte da decenni in pochi gruppi parlamentari abbastanza omogenei. L'«inciucio bipartitico» fa insorgere, non a caso, tutte le liste escluse dal parlamento italiano e trova più o meno d'accordo chi siede a Montecitorio. Udc, Idv e Pd veltroniano hanno in sostanza la medesima posizione: sì allo sbarramento al 4% purché si mantenga il voto di preferenza, cioè la possibilità di scelta degli eletti da parte dei cittadini. Chi è fuori, e non sono pochi vista la distorsione del «porcellum», invece non ci sta. Da Mastella a Ferrero, da Storace a Diliberto la protesta è unanime.
Salvatore Vassallo, deputato democratico vicino a Veltroni, dice esplicitamente che il Pd mira a fare, di nuovo, l'asso piglia-tutto: «L'introduzione di una soglia - sostiene - sarebbe tutt'altro che un'omicidio della sinistra». Però «se c'è un elettorato che si considera di sinistra e non si sente rappresentato dai partiti attualmente in parlamento credo aspiri a trovare una forza politica dotata di credenziali e consensi sufficienti a far sentire effettivamente la propria voce. Certamente quell'elettorato, se esiste, non è interessato ad assistere alla resa dei conti tra pezzi di ceto politico alla ricerca di una scialuppa di salvataggio, come temo accadrebbe se non fosse introdotta la soglia». In breve: sinistra unisciti o perisci. E poco importa, pare, che il matrimonio sia combinato o forzato. Anzi, forse tanto peggio tanto meglio.
A un salto con l'asta così impegnativo la sinistra, tutta, non ci sta. E manda a Veltroni un avvertimento pesante. Claudio Fava (Sd) e Paolo Ferrero (Prc) minacciano la rottura con i democratici nelle elezioni locali, che si terranno in concomitanza alle europee il 6 e 7 giugno e la caduta delle giunte attuali.
Se la mossa veltroniana si spiega con il puro tentativo di sopravvivenza di un partito in caduta libera nei sondaggi, addirittura verso abissi inferiori al 25%, tanta generosità berlusconiana appare quanto mai sospetta. Dello sbarramento, com'è noto, al Cavaliere non è mai importato un piffero. Sarebbe interessante allora capire che cosa lo può interessare come contropartita politica.
Il versante di accordo Veltroni-Berlusconi più immediato è la Rai, su cui da mesi manca la «quadra» nel totonomine. E la tv di stato sarà una postazione decisiva per il biennio elettorale appena iniziato (a giugno europee e amministrative, nel 2010 le regionali). L'altro tavolo su cui il governo intende incassare la non opposizione del Pd è il federalismo. Non a caso dopo aver tanto strepitato contro il Cavaliere ieri Umberto Bossi ha rilasciato un'intervista ultra-accondiscendente all'Unità. E contrariamente al passato non ha detto una sola parola contro la soglia di sbarramento alle europee.
NUOVE PROVE DI INTESA DOPO L`ASTENSIONE DEL PD SUL FEDERALISMO... (LA STAMPA sabato 24 gennaio 2009)
... E LO SBLOCCO DELLA PARTITA-RAI Europee, il grande scambio Pd-Pdl Ma il Si allo sbarramento del 4% scatena la rabbia dei piccoli. Storace: "Legge canaglia"
FABIO MARTINI
Le Europee? Sembrava profilarsi l`ennesimo, estenuato duello che da 15 anni divide Walter Veltroni e Massimo D`Alema.
Ma stavolta si è inserita una variante: il prossimo match tra i due lo deciderà Silvio Berlusconi, sarà lui a far pendere la bilancia da una delle due parti in conflitto, decidendo se cambiare o no la legge elettorale europea e, in ultima analisi, determinando anche i destini del Partito democratico.
Oramai da qualche settimana Walter Veltroni e Massimo D`Alema - gli eterni duellanti che vengono dal Pci e tengono banco anche nel Pd - avevano capito che le Europee del 6 e 7 giugno sono destinate a fare da spartiacque: in quei due giorni sarà in gioco non solo la leadership ma anche la sopravvivenza del partito.
Quelle elezioni sono dunque per Veltroni l`appuntamento della vita, tanto è vero nei giorni scorsi il leader del Pd ha fatto recapitare a Berlusconi la proposta di un accordo per riformare l`attuale legge elettorale sulla base di due capisaldi: introdurre una soglia di sbarramento al 4% per i partiti, mantenere intatto il sistema delle preferenze.
Una riforma che sarebbe destinata a produrre due effetti contrapposti: da una parte falcidiare, o almeno mettere in crisi, una decina di partiti (Prc, Pdci, Verdi, Ps, Radicali, Sinistra democratica, Destra di Storace, Pensionati, più altre potenziali liste); dall`altra, produrre un "effetto-estrogeno", gonfiando più o meno artificialmente i due partiti più grossi, il Pdl e il Pd.
E qui spunta la sorpresa: racimolare un 2-3% sulle spoglie dei partitini è qualcosa che fa gola non soltanto a Veltroni (per lui è questione decisiva), ma anche a Berlusconi, che alle Europee non gradirebbe affatto dover scendere sotto il 37,4% conquistato alle Politiche.
Tanto è vero che all`offerta del Pd, stavolta il Cavaliere non ha detto no. Ma neanche sì a scatola chiusa.
La trattativa è aperta e Berlusconi ha già deciso di impostarla secondo questo schema: caro Veltroni, poiché la riforma elettorale finirebbe per avvantaggiare soprattutto te, il Pd deve essere pronto ad uno scambio.
Su uno di questi tre punti: alzare la soglia elettorale al 5% (un tabù per il Pd perché significherebbe rottura definitiva con l`Udc di Casini); condividere la riforma dei regolamenti parlamentari; rivedere la legge sulla par condicio televisiva.
Da una settimana la trattativa si sviluppava sotto traccia, ma nei prossimi giorni è destinata all`emersione.
Con un Pd, già da ieri, assediato dai tanti partiti che oramai avevano fatto la "bocca" allo statu quo, al mantenimento dell`attuale legge per le Europee, che prevede la proporzionale pura (con una soglia implicita all`1,2%, per via delle circoscrizioni) e preferenze multiple.
Difficile prevedere se Veltroni sarà capace di resistere all`assedio.
Fiammeggiante Claudio Fava, capofila di Sd: «Questa proposta indecente è frutto dell`accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno di pulizia etnica a sinistra e ne fa un campione di cinismo».
Per Paolo Ferrero, leader di Rifondazione comunista «auguriamoci che non esistano ladri nella notte in cerca di sotterfugi, perché se così fosse Rifondazione ne trarrebbe tutte le conseguenze sul piano locale».
Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi «con lo sbarramento al 4%, il Pd sarebbe complice dello spegnimento della democrazia in Italia».
Per Francesco Storace, leader della "Destra", «a 14 settimane dall`apertura della campagna elettorale solo pensare ad una legge-canaglia per le Europee significa aprire una stagione di tensione nel Paese».
Nel coro manca una voce, che sino a qualche settimane fa ne faceva parte. Quella di Antonio Di Pietro.
Al Pd, Tonino ha fatto sapere riservatamente che a lui la soglia al 4% «va bene». Ora la palla torna a Berlusconi e Veltroni. Per il leader del Pd, gli ultimi sondaggi (Pd su livelli allarmanti, tra il 24-26%) sono stati decisivi nel tentativo di riaprire una trattativa.
Un dialogo che sembrava chiuso dopo l`esito dell`ultimo "caminetto" del Pd: una settimana fa Massimo D`Alema (ma non solo lui) aveva bloccato la proposta dei veltroniani di abolire le preferenze, l`unica riforma alla quale Berlusconi sembrava fosse realmente interessato.
Uno stop che sembrava togliere l`ultima speranza di Veltroni di ricevere un "aiutino" attraverso la soglia di sbarramento. Ma non era così. Berlusconi ha lasciato riaprire la trattativa. Dall`esito incerto.
Ma se dovesse andare in porto, sarebbe un evento, dopo l`astensione del Pd sul federalismo e lo sblocco della partita-Rai.
Eletto il nuovo coordinatore regionale (REPUBBLICA pag. PA sabato 24 gennaio 2009)
Il leader di Sd riunisce le assise del partito. Eletto il nuovo coordinatore regionale: Castorina sostituisce Battaglia La sinistra lavora al listone per le europee Fava: "Al centro mettiamo la questione morale"
Apre anche in Sicilia il cantiere per costruire le liste della «sinistra» alle elezioni amministrative e europee. Il disegno del coordinatore nazionale della Sinistra democratica Claudio Fava è quello di aggregare nell´Isola tutte le forze a sinistra rimaste fuori dal Pd e di chiamare a raccolta anche in Sicilia, come già è accaduto a livello nazionale, i Verdi, Pdci e i fuoriusciti di Prc. Questo per associarsi al percorso intrapreso in Italia per dare vita a una Sinistra unita. «Le liste non sono ancora un partito ma rappresentano già uno strumento di partecipazione - afferma Claudio Fava, che ieri ha presieduto l´assemblea regionale del movimento politico della Sinistra democratica, conclusosi con l´elezione del nuovo coordinatore regionale, il catanese Paolo Castorina, che prende il posto di Gianni Battaglia - Anche in Sicilia si sente il bisogno di un nuovo soggetto. L´Isola chiede di ricostituire un luogo della sinistra, un luogo politico non aperto al ceto politico. Ci rivolgiamo alle tante esperienze positive nell´orbita della sinistra nate in questi anni, alle persone disposte a scendere in campo intorno alle grandi battaglie politiche siciliane, tra le quali al centro c´è la questione morale».
Da oggi partiranno gli incontri e le iniziative nelle realtà siciliane, un viaggio attraverso la sinistra diffusa, il popolo dei delusi, di chi non vota, delle associazioni e movimenti della società civile, per rilanciare il cammino della sinistra alla ricerca di una sua nuova unità e identità. «Riuniremo la parte più disponibile, appassionata e migliore della politica siciliana», scommette Fava. Oltre a un´agenda politica in via di definizione, il movimento nato per la precisa scelta di non aderire al Pd, intende mettersi a servizio di una sinistra «credibile». Anche in Sicilia, dopo la nomina del coordinatore, sarà costituito al più presto il coordinamento regionale della Sinistra democratica, un organismo più allargato possibile per traghettare il movimento verso l´associazione per la Sinistra unita. «Altrove questo processo aggregativo delle forze di sinistra è esploso. Anche qui immaginiamo un processo rapido, soprattutto perché non sappiamo come influirà da noi il federalismo - dice Paolo Castorina, ex sindaco di Acicastello ed ex segretario catanese dei Ds - La nostra intenzione è aprire il dibattito all´esterno, per raccogliere non solo alleanze elettorali verso le europee ma per un rilanciare la presenza vera della sinistra». Lo Sd guarda anche ai sondaggi che danno il Pd in caduta libera. «Il partito della Sinistra - dice il componente del coordinamento nazionale Luciano Pettinari - è pronto a raccogliere questa crisi. In nome di una sinistra del fare, del lavoro, dei diritti, della questione morale e della pace» a. r.
ELEZIONI PROVINCIALI 2008
- RISULTATI ELETTORALI 
Volantino
di SD #1
della Sinistra Democratica (PDF)
COMUNICATO DI
SINISTRA DEMOCRATICA - Circolo di Caltagirone
Si è costituito a Caltagirone il nucleo
promotore Movimento Politico Sinistra Democratica, per il Socialismo
Europeo. Il movìmento ha avviato la sua attività sabato 5 maggio con una
manifestazione a Roma al Palazzo dei Congressi. Promotori del movimento Fabio
Mussi, Ministro per l’Università Ricerca, e Gavino Angius, vice presidente del
Senato. La scelta di dar vita ad un nuovo movimento politico, che non vuole essere
un nuovo partito, ma uno strumento utile alla formazione di un nuovo unico
partito della sinistra italiana, si è resa necessaria in seguito alla decisione
della maggioranza degli iscritti ai Democratici di Sinistra di dar vita al
Partito Democratico, portando di conseguenza allo scioglimento di quel partito.
Il movimento Politico Sinistra
Democratica, si rivolge ai tanti che ritengono ancora valide le ragioni del
socialismo e ritengono indispensabile per combattere le ingiustizie e per una
società moderna e solidale la presenza di una forza di sinistra.
Il lavoro che non c’è e quello precario,
la sicurezza sui luoghi di lavoro, la questione ambientale, la possibilità per tutti
di accedere al sapere, la laicità dello stato, i temi della differenza
femminile, i diritti delle persone, le pensioni, i costi della politica ed il suo
rapporto con i cittadini, saranno i principali temi di movimento, su questi
cercherà il confronto con tutte sinistra dai Socialisti di Boselli, ai Verdi,
ai Comunisti Italiani, a Rifondazione Comunista, ed anche alle tante
associazioni e gruppi organizzati che si muovono nella società su temi
specifici. Su questi ed altri temi sono chiamati all’impegno politico i tanti
che in questi anni si sono ritirati, i giovani e le donne che sentono e vogliono
contribuire con l’impegno, l’elaborazione, l’organizzazione a ricostruire in
Italia una grande ed unitaria forza politica della sinistra.
Il movimento politico Sinistra Democratica si colloca all’interno dello
schieramento politico di centro-sinistra.
Comunicato stampa congiunto di SD PRC PDCI
Anche a Caltagirone si sono riuniti i gruppi dirigenti di Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani e Sinistra Democratica ed hanno deciso di dar vita ad un un patto di consultazione permanente nella prospettiva di creare un soggetto unitario della sinistra a Caltagirone. Queste forze politiche si propongono di avviare un confronto con il mondo delle associazioni, con le forze sociali e con tutti i cittadini per un allargamento del processo unitario a sinistra.
Intervista al Coordinatore
nazionale di Sinistra Democratica Fabio Mussi, pubblicata da L'Espresso il 14/09/
2007
O si svolta a Sinistra o si va a casa di Marco Damilano
Sinistra Italiana: per Fabio Mussi dovrebbe chiamarsi
così, semplicemente,
la “Cosa
rossa” che raggruppa Rifondazione, Verdi, Pdci e gli ex Ds. Il ministro
dell’Università si trova a Città del Capo per inaugurare un centro di
ricerca sull’Aids, la malaria, l’epatite. Parla di liste comuni da fare alle
amministrative di primavera. Prima, però, c’è la manifestazione del 20
ottobre di Rifondazione.”attenzione a non dare una spallata al Governo. Fare
la marcia degli incazzati non serve a nessuno”. Avverte.
Partiamo dalla legge Finanziaria: lei chiede un
“salto di qualità”: che vuol dire?
“Il primo anno avevamo il dovere di risanare i conti, bisognava riportare gli
indicatori alla normalità. Chi ricorda il 1992, con il Paese sull’orlo della
bancarotta, sa di cosa parlo. Siamo tornati a galla: non mi aspetto che
andiamo dal purgatorio al paradiso in un passo solo, ma chiedo un intervento
qualitativo. È l’ora delle scelte. Sull’ultima finanziaria ci abbiamo
rimesso le penne: il governo deve riconquistare la fiducia dei nostri elettori e
un più saldo rapporto con l’intero Paese”.
Rutelli ha le stesse esigenza, ma una ricetta opposta:
abbassare le tasse e tagliare le spese…
“Sono d’accordo:va abbassata la pressione fiscale. Ma ci sono tante vie per
farlo. Se la questione fiscale viene agitata come testa di turco e poi si
tagliano gli investimenti, tu riduci le tasse, ma come nel gioco dell’oca
torni alla casella zero”.
In questi giorni la distanza tra le due anime
dell’Unione si è allargata, anche sulla sicurezza.
“Il problema esiste, certo: i grandi poteri mafiosi si sono rafforzati. C’è
un livello di violenza e di illegalità insostenibile. Ma si è passato il
Rubiconde: se si mettono in una unica zuppa i mafiosi e i lavavetri diventa una
campagna di facciata. Non si risponde positivamente alla paura, ma si liscia il
pelo alla paura. Siamo ai sindaci che vogliono fare i poliziotti e ho apprezzato
che Vetroni abbia dato lo stop. Attenzione: su questa strada si finisce
rapidamente alla richiesta di pena di morte”.
Addirittura? Cofferati è un aspirante forcaiolo? Un
tempo lo sceriffo era il buono, di sinistra…
“lui legge Tex Willer, ma non bisogna confondere i fumetti con
la realtà. Un
quotidiano ha chiesto ad Amato se la sinistra non si stia baloccando con Cesare
Beccaria. E lui ha acconsentito. Invece doveva rispondere: fermi lì, Beccarla
non si tocca, è un monumento della cultura occidentale. Dopo c’è Abu Ghraib,
Guantanamo”.
Il pacchetto Amato sulla sicurezza è indecoroso, dice
la Pdci Manuela Palermi.
Condivide?
“Temperiamo il linguaggio. Il pacchetto non lo conosco, ma, ripeto, sono
contro chi mette insieme lavavetri mafia. Cito Tony Blair anche io:
combattere il crimine e le cause del crimine. Questo è il punto di vista della
sinistra, se lo perdi sei finito. È la cosa che mi preoccupa di più: la crisi
culturale della sinistra. Lo spasmodico desiderio di adattarsi al ribasso ai
pregiudizi, ai luoghi comuni, alle paure”.
Per lei il Pd è di sinistra?
“Non vorrei appiccicare etichette non gradite. Vedo che da quelle parti non ci
si tiene granché:la parola sinistra è incustodita, ne parla ogni tanto solo
Rosy Bindi. Fassino aveva spiegato che il Pd era l’ennesima metamorfosi della
sinistra, ma non così. Il Pd è molto più spostato al centro di quanto non
fossero i Ds.un aggregato incerto con personalità in contesa e una cascata di
cordate, alte, medie e basse. Perfino l’ipotesi di un governo di
centrosinistra è messa in ombra: si parla di autosufficienza, di alleanze
di nuovo conio. Ma se si pensa nuove alleanze, l’Udc non ti basta. Devi
andare più in là, molto più in là”.
Prima del congresso Ds lei disse: “Il Pd guidato da
Veltroni? Sarebbe bello, ma è l’isola che non c’è”. Ha cambiato
idea?
“Ora l’isola c’è, ma il presepe non mi piace lo stesso. Veltroni ha
salvato il progetto dal puro naufragio cui era destinato. Più vado avanti e più
sono convinto della scelta fatta al congresso:ma ho salutato il suo impegno
perché se il Pd fallisce lascia un buco nero, terra bruciata, non c’è né
per nessuno. Resta solo la destra e un po’ di protesta intorno. Ma non mi
auguro neppure che il Pd si sposti così a destra da rendere impossibile una
alleanza di centrosinistra per governare l’Italia”.
E voi, che farete?
“Noi ex Ds siamo in movimento, il lievito di una operazione politica. Qualche
per cento alle elezioni lo prenderemmo anche da soli. Ma non ne vale la pena:la
situazione sarebbe decisamente fragile se a sinistra del Pd ci fosse
l’arcipelago delle Maldive, tanti atolli, quattro piccole formazioni,
frammentate, sbriciolate, in competizione tra loro. Potrebbe rappresentare
l’irrilevanza della sinistra e l’impotenza del Pd. Serve un’aggregazione:
ci vorrebbe un partito”.
Con quale nome?
“Sinistra italiana è un buon nome…”
Ci sono le condizioni?
“il partito unico non è maturo. Sono mature le condizioni per una sinistra
unita, plurale e federale. Che lavori e cominci a presentarsi insieme alle
elezioni: a partire dalle prossime amministrative di primavera, laddove
possibile. Un’operazione che potrebbe raggiungere le due cifre abbondanti”.
Tra di voi c’è una grande confusione, però. Alla
manifestazione di ottobre lei e Pecoraro non andate, Giordano e Di Liberto
si…sembrate il Pd
“La nascita del Pd è una scossa del settimo Richter. La tappa fondamentale è
la finanziaria: o c’è il colpo d’ala oppure atterriamo bruscamente. In
questi giorni abbiamo deciso di condurre in modo unitari la lotta sulla
finanziaria, con un documento di proposte da offrire a Prodi. Abbiamo 150
parlamentari: è utile per tutto il centrosinistra che ci sia una nostra
posizione comune. Parliamo la lingua della verità: se questi partiti non hanno
più l’esigenza di scavalcarsi è più facile trovare posizioni forti, più
influenti. E più meditate.
Lei, però, è contrario alla manifestazione…
“non sono contrario alle manifestazioni. Ma una sinistra ambiziosa non può
trascurare il fatto che i sindacati hanno promosso un’ampia consultazione sul
protocollo di luglio che voteranno milioni di lavoratori. E una sinistra che sta
al governo deve agire per influire sulle decisioni della maggioranza. Si può
pensare a una grande iniziativa sulle nostre proposte sul lavoro precario,
benissimo. Guai se volontariamente o involontariamente venisse da qui una
qualche spallata al governo”.
Il remake del 98: sente aria di crisi?
“Nessuno la vuole, non è questo il punto. Ma bisogna evitare rischi
collaterali indesiderati, volontari o involontari. Guai se intorno a quella
manifestazione si crea il clima sbagliato. Guai se si presenta in piazza
la marcia degli incazzati, come recita la cannone di Benigni: non serve e a
nessuno.
Che effetto le fa ritrovarsi con Bertinotti e Cossutta
a quasi vent’anni dalla fine del Pci?
“Quando Bertinotti parla di socialismo del XXI secolo vedo un tentativo di non
perdere la memoria storica, ma di fare evolvere la situazione verso un pensiero
nuovo”.
E il leader della Cosa rossa? Lei o Fausto?
“Mettiamo i frati in cammino, il priore si vedrà”.
STORICO 

